Tren'tanni fa veniva approvata dal Parlamento la legge 194/78 sull'interruzione volontaria di gravidanza. Per la prima volta in Italia veniva riconosciuto il diritto delle donne a ricorrere, gratuitamente e in strutture pubbliche, all'aborto, fino ad allora considerato reato contro la sanità della stirpe (così veniva classificato dal codice Rocco del 1938). La legge, che nel 1981 superò con ampio margine anche lo scoglio del referendum abrogativo, ha sostanzialmente centrato gli obiettivi per i quali era stata votata: introdurre nella legislazione italiana un fondamentale principio di civiltà, debellare la piaga dell'aborto clandestino, diminuire il ricorso alla IVG (secondo i dati del Ministero della Salute dal 1983 al 2007 si è registrato un calo del 45,89%). Oggi possiamo quindi parlare della 194 come di una legge tuttora viva e funzionante. In qualsiasi altro paese al mondo una simile norma verrebbe migliorata, promossa, aggiornata. In Italia no. In Italia viene continuamente attaccata, messa in discussione, ideologicamente osteggiata, seguendo la migliore tradizione di casa nostra secondo la quale a ciò che è giusto e funziona si riserva sempre il peggio. Le recenti dichiarazioni della "devota" Mara Carfagna ne sono un esempio. Pure questo è il bel Paese... Che amaro compleanno!